Södertälje Konsthall

Södertälje Konsthall

Texter

Silver Rights, text in Italian
Av Emanuele Guidi, Joanna Sandell

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Av Emanuele Guidi, Joanna Sandell

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Av Emanuele Guidi, Joanna Sandell

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Av Emanuele Guidi, Joanna Sandell

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Av Emanuele Guidi, Joanna Sandell

ar/ge kunst presenta Silver Rights di Elena Mazzi (1984, Reggio Emilia) realizzato in dialogo con il capo spirituale, argentiere, attivista Mapuche Mauro Millán e l’artista argentino Eduardo Molinari; un progetto reso possibile grazie al sostegno dell’Italian Council (VII Edizione, 2019).

A cura di Emanuele Guidi e Joanna Sandell.

La mostra presso ar/ge kunst è la prima fase espositiva che segue l’approfondito processo di ricerca dell’artista in Patagonia da anni al centro delle lotte, rivendicazioni e recuperi del popolo Mapuche.
Silver Rights si concentra sul legame ancestrale delle comunità con la terra (mapu) che è stato logorato e negato da forze colonizzatrici, mutate nei secoli per instaurarsi progressivamente negli ultimi decenni attraverso pratiche di chiara matrice neoestrattivista. Un processo di insediamento risultato della congiuntura di politiche di investimenti e accordi commerciali tra governi sud-americani e multinazionali straniere, tra cui l’italiana Benetton.
Più specificatamente, le opere in mostra ed il display stesso rispondono alla narrazione proposta dal Museo Leleque: un museo di stampo antropologico aperto nel 2000 proprio sui territori di proprietà Benetton. Un’operazione ambigua che liquida il popolo dei Mapuche come estinto invece che vivo e attivo sul territorio conteso, “musealizzandone” memoria e cultura materiale.

Elena Mazzi affronta questa complessità entrando in dialogo, sostenendo ed incrementando quella fitta rete di relazioni che la comunità Mapuche tesse consapevolmente da anni: un modo di comprendere l’arte della diplomazia che da un lato implica la costruzione e il mantenimento di rapporti internazionali tra soggetti politici e culturali diversi, dall’altro si attua nelle loro cosmo-visioni come forma di mediazione radicale tra terra, esseri umani e “più che umani”.

Il nucleo centrale della mostra è composto da una serie di gioielli in argento lavorati dallo stesso

Mauro Millán e disegnati insieme ad Elena Mazzi in seguito ad una serie di laboratori sulle nuove simbologie e lotte attuali, tenutisi con numerosi membri della comunità. “Il retrafe (l’argentiere) aiuta a unire la dimensione collettiva con quella individuale, con il fine ultimo di nutrire il collettivo”  scrive Millán nel suo contributo al libro che accompagna il progetto, e continua: “l’argenteria mapuche è la sintesi di tutti i bisogni collettivi e l’espressione tangibile di una lunga e permanente conversazione tra gli antenati e i vivi del mapu”.

I gioielli sono anticipati nel percorso espositivo da un’installazione realizzata da Elena Mazzi ed Eduardo Molinari in cui una precisa composizione di immagini su carta e tessuto sono accompagnati da un percorso audio in quattro episodi. Si tratta di quattro storie brevi scritte collettivamente (con Enrica Camporesi) con un approccio speculativo che ha permesso di intrecciare fatti documentati, tradizione orale e sogno: la lunga storia di violenze compiute da personaggi storici come il generale Julio Argentino Roca, introduce all’attuale lotta contro le espropriazioni e delocalizzazioni conseguenza delle ambizioni di “imprenditori avventurieri” come Carlo Benetton o Joe Lewis. Le voci della “Montagna” così come quella di esseri e spiriti animali che appartengono alla cosmologia mapuche, fa emergere la disparità nel modo di occupare quelle terre e la radicale incomprensione alla base di certe scelte come l’instaurazione del Museo Leleque stesso.

Si tratta di una “messa in mostra” – supportata dall’allestimento disegnato da Alessandro Mason (Studio Gisto) – che vuole reagire consapevolmente alla narrazione museologica del Leleque, e situa quindi i gioielli all’interno di una costellazione di riferimenti ed informazioni indispensabili alla loro presentazione pubblica. Un dispositivo che è forma di cura e rispetto verso questi artefatti portatori di saperi e spiritualità ancestrali e che al contempo rivela l’impatto delle compagnie internazionali in Patagonia: una massiccia privatizzazione dei territori ricchi di materie prime e risorse comuni, tra cui l’acqua, la conseguente dislocazione delle comunità indigene e il progressivo logoramento dei loro diritti civili, sociali e politici.

Silver Rights è accompagnato da un libro pubblicato Archive Books, Berlin ed edito da Elena Mazzi con Emanuele Guidi e con contributi di associazione YaBasta! Êdî Bese!, Riccardo Bottazzo, Leandro Martínez Depietri, Emanuele Guidi, Elena Mazzi, Mauro Millán, Eduardo Molinari, Ana Ramos, con design di Archive Appendix.

La mostra Silver Rights sarà presentata alla Södertälje Konsthall (20.08 – 02.10.2021), all’Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires e alla BIENALSUR (Autunno 2021), ed entrerà in collezione presso il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea di Torino.

Progetto realizzato grazie al sostegno dell’Italian Council (VII Edizione, 2019), programma di promozione internazionale dell’arte italiana della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.

Un ringraziamento speciale ai vari partner che hanno reso possibile questo progetto: comunità Mapuche di Pillan Mahuiza, Lago Rosario, Cushamen, YaBasta! Êdî Bese!, Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires e Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma, Contemporary Art Archipelago (CAA), Södertälje Konsthall, Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, BIENALSUR, [N.A!] Project, Radio Papesse.

Biografia: Elena Mazzi (Reggio Emilia, 1984) dopo gli studi presso l’Università di Siena e lo IUAV di Venezia, ha trascorso un periodo di formazione al Royal Institute of Art (Konsthögskolan) di Stoccolma.